mercoledì 24 maggio 2017

Kaiserschmarren, frittata dolce con mirtilli


Da Tirano a Canazei, è questa la tappa di oggi del 100esimo giro d'Italia, ed io che sono un'amante della montagna e  delle Dolomiti in particolare, non potevo proprio mancare a quest'appuntamento.
Quindi insieme ad Aifb percorro questo bellissimo giro, che in queste giornate si fa sempre più duro, proprio per le salite che sono chiamati a percorrere i nostri ciclisti.
Per questa tappa ho pensato ad un classico della cucina dell'Alto Adige, una frittata dolce che spesso consumavo in baita durante le mie vacanze estive o invernali. Una delizia per il palato nella sua semplicità, solo uova, farina e latte, accompagnato da mele ( e qui se ne ha a iosa), una manciata di uvetta e la mitica confettura di mirtilli, meglio di rossi.
Il suo nome tradotto significa la frittata dell'Imperatore, infatti pare che  una sera l'imperatore Francesco Giuseppe avesse ordinato al suo cuoco una crêpe da servire nel suo studio, al posto della solita cena.
Il  cuoco improvvisò una frittata, con gli ingredienti che possedeva a porta di mano, inoltre siccome era occupato a preparare la cena per il resto della famiglia, si la scordò sul fuoco e  si bruciò leggermente, inoltre nel girarla si ruppe pure! Insomma un vero disastro!
Così cercò di risolvere la situazione spezzettando la crepe e  spolverizzandola con lo zucchero, pensò poi si servirla con la marmellata per nascondere il sapore di bruciato.
L'imperatore invece rimase piacevolmente colpito da questo nuovo piatto e gli piacque talmente tanto che da quel giorno fu il suo preferito.
Così divenne un piatto della tradizione in tutta l'area dell'ex Impero austro-ungarico come anche nella Baviera, in Trentino Alto Adige e nel Bellunese, dove è conosciuta col nome di Smorrn.
Ma passiamo alla mia ricetta, che mi è stata data dalla proprietaria dell'Hotel dove spesso vado in vacanza, una vera bontà ideale per un brunch, per una merenda o anche per una cena alternativa con una bella tazza di latte!



Ingredienti per 2 persone

2 uova
3 cucchiai di farina
1 mela
1 pizzico di sale
200 ml di latte
20g di  zucchero
2 cucchiai di uvetta

zucchero a velo
marmellata di mirtilli (meglio i rossi)
grappa

Ammollare l'uvetta in acqua tiepida per  30 minuti dopo averla lavata accuratamente.
Separare i tuorli dagli albumi e montare gli albumi a neve ferma con lo zucchero.
In un'altra ciotola unire latte, farina tuorli, sale  e mele pelate e tagliate a piccoli cubetti.
Unire i due composti.
Infine aggiungere l'uvetta dopo averla strizzata e asciugata con carta assorbente.

In un tegame antiaderente mettere una noce di burro e lasciarlo diventare ben caldo.
Versare un mestolo di pastella e farla rosolare bene da una parte, poi tagliarla in quattro parti per poterla girare più facilmente e farla rosolare dall'altra parte (con questa dose  vengono 4 frittatine di diametro 20cm).
Attenzione perchè la presenza di zucchero tende a rendere bruna la frittata.

Scaldare la marmellata di mirtilli (circa 4 cucchiai con un cucchiaio di grappa), in modo da renderla più liquida.

Servire dopo aver cosparso di di zucchero a velo le porzioni con salsa di mirtilli come accompagnamento.

lunedì 22 maggio 2017

Succo detox carota e zenzero



In questo lunedì di primavera inoltrata abbiamo deciso di trattare le carote come ingrediente.
Abbiamo deciso, chi? Ma sì, sempre noi del gruppo Light and Tasty!
Sapevate che la carota pare sia stata coltivata per la prima volta in Medio Oriente e solo successivamente arrivò a Roma e in Grecia.
Non si coltivavano per essere consumate come cibo, ma solo per scopi medicamentoso o come foraggio per gli animali. I Romani la coltivavano per le sue proprietà diuretiche, afrodisiache, in Egitto la si usava come cicatrizzante, nel Medioevo si riteneva invece che facesse bene contro i calcoli renali. In seguito si scoprì l’utilità della carota per curare la gastrite, la dissenteria, prevenire i disturbi degli occhi e favorire l’abbronzatura.
Solo più tardi, in Spagna, alla corte di Caterina de’ Medici, si iniziò ad utilizzarle come cibo per l'uomo.
La carota ha un basso contenuto calorico (35 calorie su 100g) ed è molto ricca di vitamine:A, C, D, E,  B2 e B6, oltre alle provitamine Alfacarotene, Betacarotene.
Questo la renda ottimale per la cura della pelle, aiuta a contrastare i radicali liberi, ne  rallenta l’invecchiamento (la rende elastica e pare che riduca l'acne ), protegge dai raggi UV (grazie al betacarotene).
Cura gli eritemi solari e allergie dermatologiche, è sufficiente applicare la polpa cruda sulla parte.
E' noto anche che curi i problemi gastrointestinali: le carote sono un ottimo rimedio contro le ulcere e le infiammazioni, rafforzano e proteggono le mucose, grazie alle loro proprietà cicatrizzanti ed antisettiche; blocca la dissenteria ( la mia nonna la utilizzava sempre a questo scopo).
Tonifica e purifica fegato e reni: grazie all’alto contenuto di vitamine e minerali, rende il fegato tonico ed aiuta gli organi emuntori a svolgere le loro funzioni favorendo la depurazione dell’organismo. (Fonte qui)

Ma ora passiamo a  questo succo delizioso, che ha proprietà disintossicanti, grazie alla presenza del sedano e della carota, migliora la digestione  per la presenza di limone e  zenzero), ha proprietà anti-infiammatorie date da carote e mela.
Inoltre è molto indicato in questo periodo come prevenzione contro gli eritemi e per la preparazione della pelle all'esposizione del sole. Bevetelo più volte al giorno, ma usate l'accortezza di prepararlo al momento, in modo che le vitamine siano attive al 100%.



Ingredienti per 4 bicchieri

250g di carote
150g di mela
100g di sedano
1 radice di zenzero di 5 cm
1/2 limone (succo)
350ml di acqua
2 cucchiai di zucchero (a piacere)



Lavare accuratamente frutta e verdura.

Mondare, pelare e tagliare a pezzetti frutta e verdura. Irrorare con il succo di limone.

Pelare lo zenzero e passarlo nello spremiaglio in modo da estrarre il succo al meglio.

Aggiungere metà dell'acqua e frullare ad alta velocità (io, bimby a vel 10 per 12 secondi).

Aggiungere il resto dell'acqua e lo zucchero (se volete, è leggermente dolce anche senza!), frullare ancora qualche secondo.

Servire subito in modo da ottenere i benefici di tutte le vitamine presenti, nel tempo tenderebbero ad ossidarsi.

Ecco altre proposte a base di carote:


Taboule' con carote, timo e mandorle  di Consuelo

Biscotti con carote e uvetta di  Daniela

Sformatini di carote di Maria Grazia

Tagliatelle di carote con pomodorini, olive e capperi  di Milena

Muffin di carote di Eva

venerdì 19 maggio 2017

Schita dolce e salata


Quest’anno il Giro d’Italia, la competizione sportiva ciclistica più famosa del nostro Paese, compie 100 anni.
AIFB non voleva mancare a questo appuntamento importante per l'Italia e lo sport in generale e ci ha chiesto di partecipare virtualmente al Giro proponendo piatti della tradizione tipici dei luoghi in cui la carovana passa.
Siamo circa  a metà della manifestazione e oggi i ciclisti passeranno a 100m da casa mia, è la 19 esima tappa: Reggio Emilia -Tortona, passando lungo la via Emilia, attraversando Parma, Piacenza, Voghera.
Mi sarebbe piaciuto per l'occasione proporre un piatto emiliano, qui dove le ricette della mia regione sono sempre "di casa", ma poi ho pensato a questo evento come momento di crescita personale.
Mi sono interessata ed informata sulle ricette tipiche dell'Oltrepò pavese, e così che ho scelto: la schita, una frittella dolce o salata tipica della zona di Casteggio.
E' molto sfiziosa, una specie di crespella croccante e sottile, che si può condire con zucchero o miele, oppure servire con i salumi tipici della zona.
La schita affonda le sue radici nell'Oltrepo pavese da epoca antichissima quando i contadini iniziavano la giornata lavorativa con questa sottile focaccina fritta nello strutto.
Un alimento povero (farina e acqua), dalla preparazione  veloce e molto sostanziosa.
La pastella con cui si prepara viene chiamata colla, infatti ricorda la preparazione della colla utilizzata per le bambole di cartapesta, infatti S. Giuletta, un paesino dei dintorni era rinomato per questa sua produzione.
Fortunago (Pv)
Esiste anche una sagra dedicata a questo piatto, organizzata dalla  pro loco di Fortunago la "sagra del 'schita".  Fortunago è un paesino arroccato sopra Casteggio, sulle colline che dividono le valli della Coppa e dell'Ardivestra, fa parte del club de "I borghi più belli d'Italia" (un'associazione privata che promuove i piccoli centri abitati italiani che decidono di associarsi ad essa con una qualifica di "spiccato interesse storico e artistico").

Ma passiamo alla ricetta, che domani troverà posto sui social co questi Hashtag ufficiali: #aifb #Giro100 #Giroditalia #grantourditalia



Ingredienti per 6 schite

150g di farina,
300ml di acqua.
1 cucchiaio di succo di limone ,
2 cucchiai di strutto o olio per friggere,
1 pizzico di sale fino,
1 uovo (facoltativo).

Mettere in una terrina farina, sale, uovo e succo di limone: mescolare con la forchetta e aggiungere a poco a poco l'acqua fredda, regolando la quantità in modo che la pastella risulti morbida, se si dovessero formare dei grumi si consiglia di frullare per 10-15 secondi il composto.

In un tegame antiaderente scaldare lo strutto o in alternativa l'olio e calare poche cucchiaiate di impasto, pareggiandolo con un cucchiaio.

La schita deve risultare il più sottile possibile.

Friggere da entrambi le parti per qualche minuti, passarla su carta assorbente per farla asciugare e procedere con la cottura del resto dell'impasto.

Servire ben calde.





Se vengono servite dolci è possibile spolverizzarle con un poco di zucchero semolato o un cucchiaino di miele.
Altra possibilità, visto che l'impasto ha un gusto neutro, è servirle con i salumi, consiglio personale il Salame di Varzi Dop, una vera chicca di questa zona.

giovedì 18 maggio 2017

Petto di tacchino arrotolato


La mia nonna desiderava possedere qualche gallina, giusto per avere le uova fresche al bisogno, ma abitando in una zona residenziale con tante villette, mantenere questi animali da cortile, col tempo è diventato impossibile.
Avevamo però una sua cugina che viveva in aperta campagna, sulle prime colline della Val Luretta, ricordo le gite domenicali a casa sua, una cascina ristrutturata, con un enorme cucina  e la stufa sempre accesa (almeno in inverno).
Si entrava e c'era quel profumo di legno che ti avvolgeva, un assaggio alla sua crostata con la marmellata, poi subito sull'aia.
C'erano tutti gli animali possibili in quella fattoria, dal vitellino al cane, dalle faraone (che ho sempre odiato per il loro verso continuo) alle galline, anatre, conigli, oche... la maggior parte dei volatili erano liberi di razzolare ed io che sono sempre stata un'amante degli animali ero come in paradiso.
C'era anche un laghetto poco distante, di quelli che utilizzano per irrigare, e all'interno c'erano dei pesci rossi enormi, quanti ricordi! Da quella gita portavamo a casa sempre le uova, quelle nostrane che spesso faceva cercare dalla sottoscritta negli angoli più nascosti dell'aia, e qualche volatile soprattutto per le festività, non amava vendere i suoi animali.
Questo arrotolato era una ricetta di mia nonna, il tacchino lo gestiva a pezzetti, il petto veniva utilizzato per l'arrotolato, le cosce venivano messe arrosto, il collo veniva farcito e la carcassa con la carne che rimaneva veniva utilizzata per il brodo, altri tempi... non si buttava niente!
Ma passiamo alla ricetta, un classico arrotolato che veniva cucinato alla domenica, era una ricetta festiva ;) e la farcitura era sempre la stessa, quella che ho riportato qui sotto.
Volendo è possibile cambiare, seguendo i gusti personali, importante è che i colori dei vari ingredienti contrastino, per dare un effetto cromatico piacevole alla fetta.
Ecco le dosi e il procedimento per festeggiare la giornata delle cucina dell'Aia celebrata dal Calendario del Cibo italiano.



Ingredienti per 6 persone

petto di tacchino tagliato in una sola fetta (circa 800g)
150g di prosciutto cotto
500g di spinaci freschi
2 uova
20g di parmigiano grattugiato
150ml di vino bianco secco
sale e pepe
olio evo

Prendere la fetta di carne di tacchino, batterla con il batticarne, condire con sale e pepe. e regolare i contorni, cercando di dare la forma a rettangolo.
In una larga padella scaldare un cucchiaio di olio, aggiungere gli spinaci mondati, lavati ancora ben bagnati (l'acqua è utile a creare l'umidità utile alla cottura) , coprire con il coperchio e cuocere 4-5 minuti, controllando spesso.
Quando visivamente risultano ben appassiti, spegnere il fuoco e aggiustare di sale. Lasciare raffreddare.
In una ciotola sgusciare le uova, condire con sale, pepe e parmigiano, sbattere con la forchetta.
Scaldare una larga padella con un paio di cucchiai di olio, friggere la frittata da entrambi i lati per un 4-5 minuti. Lasciare raffreddare.
Riprendere la fetta di carne, posizionare su di un tagliere e aggiungere gli spinaci, cercare di disporli in uno strato omogeneo.
Collocare la frittata e poi le fette di prosciutto. Arrotolare la carne e legare con  spago da cucina, salare la superficie e aromatizzarla con qualche fogliolina di timo.
In una pentola ovale con coperchio, mettere 5 cucchiai di olio, scaldare l'olio, aggiungere la carne e rosolarla da ogni lato a fuoco alto. Sfumare con il vino bianco, sempre a fuoco alto e quando risulta eliminato tutto l'alcol, coprire ed infornare a 180°C funzione statico per 1 ora e mezza circa.
A cottura terminata, togliere dalla padella, avvolgerlo in carta stagnola per circa 15 minuti, in modo che i succhi della carne si riequilibrino.
Tagliare a fette di circa 0,5 cm. Servire cosparso del suo sughetto con insalata verde o peperoni in agrodolce.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano

martedì 16 maggio 2017

Rolls greco - lombardi per l'MTC



Ed eccoci arrivati anche alla sfida n.66 dell' MTC, la ricetta è decisamente alternativa, non della tradizione, non un piatto etnico o un classico della cucina internazionale, ma un rolls!
Sì, proprio dei rotolini, intesi come rolls salati e pensati come aperitivo o antipasto, dei finger food !
Questi sono gli stuzzichini che adoro trovare nei buffet, un concentrato di bontà, in cui l'eleganza degli elementi non deve mancare.
Da preparare però non sono semplici, ci vuole manualità, idee e gusto!
Mi piace questa sfida proprio per queste sue caratteristiche!
Il merito va a Giovanna del blog Gourmandia Chef,  è lei la vincitrice dell'ultima sfida e ideatrice di questa, complimenti!
Sarà una sfida speciale, ne sono certa, la creatività che contraddistingue i partecipanti all' MTC, produrrà rolls da capogiro!
Ecco i miei rolls: uno caratterizzato dai sapori tipici della Grecia,  presenta feta, olive nere e pita, un concentrato di sapori mediterranei e gli altri due, contraddistinti da ingredienti lombardi, bresaola della Valtellina, Grana Padano di Mantova e bagoss della zona di Brescia, il tutto con un richiamo al francese dato dal pain perdu.

Da qui il nome Rolls greco - lombardi per l'MTC:
  Rolls Partenone vs Rolls Madonnina.
E voi quale preferite?



Ingredienti

Rolls Partenone  (10rolls)
2 zucchine
100g di feta dop
50 g di robiola
1 cucchiaio di panna da montare
10 olive nere
olio evo
pomodorino
limone
pita homemade (225g di farina 00, 5g di lievito di birra, circa 120g di acqua, 3 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaino di miele e 1 cucchiaino di sale farina di riso)

Lavare le zucchine e affettare la parte esterna (serve il colore verde intenso, quindi scegliere zucchine della stessa tonalità di colore) con una mandolina, selezionando il taglio sottile.
Saltare queste strisce di zucchine in un wok per 2-3 minuti con olio evo caldo, aggiustare di sale.
Far raffreddare.
In una ciotola mettere la feta a pezzettini, unire la robiola e la panna, miscelare con una forchetta, in modo da ottenere una crema.
Tritare a mirepoix (cubetti con dimensione 0,4cm x 0,4 cm) le olive nere dopo averle sciacquate dalla salamoia e averle asciugate.
Tagliare un foglio di pellicola di circa 30cm x 30cm, posizionarla sul piano di lavoro, allineare le zucchine con la buccia verso il basso formando un rettangolo di circa 20cm x 10 cm.
Spalmare uno strato di formaggio di circa 0,5 cm e disporre le olive tritate in una fila continua in posizione perpendicolare rispetto alle zucchine, sul lato più lungo, a circa 1 cm dal margine.
Arrotolare aiutandosi con la pellicola, formare un rotolo, ricoprirlo con la pellicola e rotolarlo sul piano in modo da ottenere un rotolo "ben tondo". Mettere in freezer per 2-3 ore.

Nel frattempo preparare la pita home made: impastare la farina con il lievito di birra sciolto in acqua a 32-35 °C e miele, iniziare ad impastare dopo aver aggiunto il sale.
Aggiungere l'acqua gradatamente fino ad ottenere un impasto morbido (il quantitativo dell'acqua può variare in base al tipo di farina), ma non appiccicoso, quando la maglia glutinica aggiungere l'olio, due cucchiai. Continuare ad impastate per circa 10 minuti, fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. lasciare lievitare  per 1 ora e mezza circa (fino al raddoppio).
Stendere l'impasto con il mattarello dopo aver cosparso il piano di lavoro con farina di riso.
Mettere il forno a temperatura max (il mio 250°C), trasportare l'impasto sulla leccarda del forno, non unta, e spruzzare la superficie con una miscela di acqua e olio al 50%.
Cuocere 7-8 minuti quando il forno è ben caldo.
Dopo aver sfornato, tagliare con un coppapasta le basi per i rolls, prima che diventi troppo croccante.

Togliere dal freezer il rotolo, se ci fossero rimasti per più tempo, ed. 1 notte, attendere un'oretta prima di tagliarli con un coltello ben affilato e non seghettato, togliere dopo la pellicola e adagiarli sulle piccole pite, regolando il bordo se fosse troppo sporgente. Decorare con un piccolo pezzetto di limone e di pomodoro.
Servire subito o mantenere in frigorifero.




Rolls Madonnina (20 rolls)

16 fette di bresaola IGP Valtellina (meglio non sottili)
200g di ricotta
40g di grana padano grattugiato
20g di bagoss stagionato grattugiato
50 g di sedano
1 peperone giallo
1 peperone rosso
capperi
scorza di limone e d'arancia
Pain perdu: 2 uova, pan brioches integrale 2 cucchiaini di zucchero 2 cucchiaini di sale, 4 cucchiai di latte.
Burro





Spellare i peperoni in forno a 220°C per circa 20 minuti, toglierli e metterli in due sacchetti di carta distinti. dopo circa 30 minuti, spellarli e metterli in due piatti fondi. Mettere in frigo per 1 notte, in modo da perdere l'acqua di vegetazione.
Il giorno successivo, raccogliere tutti i formaggi e la ricotta in una ciotola, mescolare accuratamente e poi aggiungere il sedano tagliato a brunoise (cubetti piccolissimi 0,2 cm x 0,2 cm).
Tagliare due fogli di pellicola di circa 30cm x 30cm, posizionarli sul piano di lavoro, posizionare le fette di bresaola un poco sovrapposte formando due rettangoli di circa 20cm x 10 cm.
Spalmare uno strato di formaggio di circa 0,5 cm su entrambi e disporre i peperoni (un rotolo con il giallo e un rotolo con  il rosso) dopo averli asciugati accuratamente.
Arrotolare aiutandosi con la pellicola, formando i due rotoli, avvolgerli con la pellicola e rotolarli sul piano in modo da ottenere un rotolo il più regolare possibile. Mettere in freezer per 2-3 ore.

Nel frattempo preparare il pain perdu, in un piatto fondo sbattere le uova con il latte, sale e zucchero.
In una padella sciogliere il burro, circa 50g, e poi friggere le fette di pane passate nel composto a base di uova. Lasciarle dorare, e quando avranno formato una leggera crosticina scolarle su carta assorbente.

Togliere dal freezer i rotoli, se ci fossero rimasti per più tempo, es. 1 notte, attendere un'oretta prima di tagliarli con un coltello ben affilato e non seghettato.
Togliere successivamente dopo la pellicola e adagiarli sul pain perdu, regolando il bordo se fosse troppo sporgente. Decorare con un cappero e zeste di limone o arancia.
Servire subito o mantenere in frigorifero.


Con queste ricette partecipo alla sfida n.66 dell MTC


lunedì 15 maggio 2017

Gnocchetti di farina di riso e ricotta al pomodoro fresco



A Light and Tasty oggi si parla di farina di riso' una farina molto interessante e tutta da scoprire, versatile e, naturalmente, senza glutine, utile a tutte le persone che soffrono di celiachia.

La farina di riso, a livello nutrizionale,  non presenta differenze rilevanti rispetto a quella di frumento (a parte l’assenza di glutine) contiene una percentuale superiore di amidi e meno fibre, meno sali minerali, meno vitamina B2, e una maggior concentrazione di vitamina B1 e B3 (percentuali che si aggirano dal 3 all’8% circa), i valori di riferimento sono della farina di riso non integrale.

La mancanza di fibre presenti comporta una tendenza ad elevare l'indice glicemico, proprio per questo si consiglia di cercare la farina di riso integrale o la farina di semola integrale di riso, queste ultime più ricche di fibre.

Questa farina è ideale in cucina, per chi vuole  diminuire il consumo di glutine, che secondo diverse teorie mediche andrebbe assunto con moderazione, la si può utilizzare tal quale, ma anche miscelata con altre farine. Bisogna considerare però che l'assenza del glutine rende gli impasti poco compatti infatti non si può creare la maglia glutinica, ma acquista in croccantezza apportando una consistenza deliziosa.

Ma passiamo alla mia ricetta, dei gnocchetti di ricotta, in cui la farina può essere totalmente di riso o essere utilizzata al 50% con altro tipo di farina.





Ingredienti per 4 persone

500g di ricotta (piuttosto asciutta)
200g di farina di riso (meglio sarebbe al 50% con farina di frumento)
1 pizzico di sale
1uovo intero
1 tuorlo
80g di Parmigiano Reggiano grattugiato
Pomodori
olio evo
origano fresco
 sale e pepe

Impastare la ricotta con tutti gli altri ingredienti.

Amalgamare con cura, aumentando un poco la farina se la ricotta un poco bagnata (la consistenza dell'impasto è simile a quella dei gnocchi di patate).

Fare tanti filoncini del diametro di circa 2 cm, se avete difficoltà aiutatevi con la farina, e poi tagliare dei tocchetti lunghi circa 2 cm, è possibile utilizzare anche il sac a poche.

Mettere sul fuoco acqua salata e al bollore aggiungere un goccio di olio e poi iniziare a calare gli gnocchi pochi alla volta.

Appena salgono a galla scolarli e posizionarli in una teglia larga, e qui verranno conditi con il sugo, avendo l'accortezza di fare uno strato di gnocchetti, uno strato di sugo, in odo da condirli con cura, senza muoverli con un cucchiaio in quanto sono molto delicati e tendono ad attaccarsi tra loro (soprattutto se sono a base di sola farina di riso).

Il sugo invece è molto semplice e veloce: pelare i pomodori, e tagliarne la polpa a cubetti; scaldare l'olio aggiungere il pomodoro , aggiustare di sale e pepe e aromatizzare con origano fresco. Cuocere 5-6 minuti.

Servire tiepidi, anche senza parmigiano grattugiato visto che lo troviamo nell'impasto!




ecco  altre belle ricette con questa farina...


 Muffin con farina di riso e carote  di Carla Emilia

Crackers ai semi misti (extra crunchy & gluten free) di Consu

Torta di yogurt con farina di riso e sambuco  di Dany

Mini tartellette con farina di riso di Eva

Plumcake salato con farina di riso  di  Maria Grazia

Biscotti con farina di riso e mirtilli rossi  di Milena

domenica 14 maggio 2017

Pesce alla romagnola per Quanti modi di fare e rifare


Oggi si cuoce tutti assieme un piatto della tradizione: il pesce alla romagnola.
Essendo della regione e andando spesso in Romagna a passare le vacanze o anche solo qualche week end, mi sembrava di conoscere la cucina tipica e invece questa volta la Cuochina mi ha veramente sorpreso.
Ho assaggiato più volte il pesce impanato e poi grigliato, ma preparato in questo modo proprio mai!
L'aggiunta del tuorlo sodo nella panatura la rende più morbida e ricca e la doppia cottura, prima in padella e poi al forno, permette  di preparare con anticipo il piatto e infornarlo solo all'ultimo, una bella comodità per chi lavora o ha ospiti, insomma è stata una gran bella scoperta! Grazie  Cuochina!
Qui troviamo la sua ricetta, in pratica identica alla mia visto che non mi sono azzardata a fare variazioni!


Ingredienti per 2 persone  
4 filetti di branzino
2 cucchiai di farina
1 tuorlo d’uovo sodo
2 cucchiai di pangrattato
prezzemolo
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
sale
limone  ( a piacere)

Lavare e asciugare le fette di pesce, infarinare e soffriggerle nell’olio, un paio di minuti per lato. Preparare una teglia foderata con carta forno, poggiare i filetti.
Preparare la gratinatura.
Rassodare un uovo (10 minuti in acqua bollente, io lo metto in acqua a freddo, da quando l'acqua bolle inizio a tener conto del tempo).
Togliere il guscio e l'albume, mettere in un piatto fondo il tuorlo sodo, schiacciarlo con la forchetta, aggiungere il pane grattugiato, un poco di olio, circa 1 cucchiaio, e il prezzemolo  tritato, mescolare bene, così si è ottenuto la "preparazione gratinante".
Mettere il pesce passato in padella, cospargere la preparazione in superficie.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per 10 minuti.
Servire con insalata fresca e una fetta di limone, che a piacere può essere spremuta sula superficie.



Con questa ricetta partecipo alla rubrica:
Quanti modi di fare e rifare e se volete partecipare anche voi, leggete un po' qui!

Vi aspettiamo a braccia aperte...il prossimo mese cucineremo assieme
Gli gnochi con la fioreta


lunedì 8 maggio 2017

Fregola risottata con piselli e carote


I piselli, quelle palline verdi dal gusto deliziosamente dolce che fanno tanto bene e che piacciono ai bambini!
Ecco oggi a Light and tasty parliamo proprio di loro!
Un legume che spesso viene scambiato con un  ortaggio proprio per il suo colore verde brillante.
100 grammi di piselli freschi hanno una resa calorica di 80 calorie, questa informazione oltre al buon contenuto di fibre, fanno di loro un alimento ideale per le diete ipocaloriche, inoltre rilasciano lentamente gli zuccheri nel sangue mantenendo il senso di sazietà più a lungo.
Ma passiamo alla ricetta, ho voluto provarli in accoppiata con la fregola, un pasta tipica della Sardegna, costituita da piccole palline di grano duro e acqua, lavorate a mano e tostate nel forno.
Per la sua forma viene spesso chiamata cous cous italiano o cous cous sardo, vista la somiglianza alla tipica pietanza mediorientale.
E' stata decisamente indovinata, soprattutto per l'uso dei baccelli nel brodo vegetale utilizzato nella cottura della pasta.
I baccelli infatti sono bucce commestibili, altrettanto buone sempre dal sapore dolce e ideali anche per la preparazione di piatti, magari a breve su questo blog troverete qualcosa...
Ma ora ecco la Fregola risottata con piselli e carote


Ingredienti per 4 persone

250g di fregola
400g di piselli freschi (con baccello)
3 carote
1 scalogno
3 cucchiai di olio evo
sale
scorza di limone non trattato
1 rametto di origano fresco

1 l di brodo vegetale con:
1 cipollina
1 carota
10 baccelli di pisello
1 costa di sedano

Sgranare i piselli e lavare bene i baccelli, da utilizzare poi per il brodo.
Preparare il brodo, mettere tutte le verdure elencate in 2 litri di acqua , dopo averle mondate. Far bollire 1 ora circa. Aggiustare di sale e mantenerlo bollente.
Pelare le carote e tagliarle a piccoli cubetti regolari delle dimensioni di un pisello.
Tritare lo scalogno, scaldare una padella con l'olio, aggiungere lo scalogno e dopo qualche minuto le carote, allungare con un paio di cucchiai di brodo. Dopo 5 minuti unire i piselli, aggiungere un poco di brodo e cuocere altri 5 minuti prima di inserire la fregola.
Continuare ad aggiungere un mestolo alla volta fino a cottura della fregola (la mia sulla confezione riportava 10 minuti).
A cottura aggiustare di sale, se ce ne fosse bisogno. Servire tiepida con scorza di limone (prelevata con rigalimoni) e un rametto di origano fresco.


 Carciofi e piselli alla romana di Carla Emilia

Formaggio homemade di piselli di Consuelo del blog I biscotti della zia

Riso integrale alla curcuma con piselli e mandorle di Daniela del blog mani in pasta qb

Flan di piselli con mandorle tostate di Maria Grazia del blog Un tavolo per quattro

Tortini di piselli e amaranto   di Milena del blog Dolci e pasticci

Pane sottile di piselli di Eva del blog Eva in cucina

mercoledì 3 maggio 2017

Acciughe al verde



Questa settimana per la rubrica Light and Tasty a causa di diversi impegni (tra cui il compleanno della nostra Consu, ancora tanti auguri!) abbiamo pensato di pubblicarla di mercoledì e con un argomento un po' diverso .... non le solite verdure o la frutta, ma il pesce!
E come pesce abbiamo pensato alle acciughe , un alimento povero da sempre presente nelle tavole degli italiani e non solo per quelli che abitano vicino alle coste. Questo pesce infatti grazie alla sua dimensione si prestava ad essere conservato sotto sale e questo lo ha reso commercializzabile ovunque.
Inoltre le acciughe sono un alimento consigliabile anche dal punto di vista salutistico, infatti come tutto il pesce azzurro sono ricche di grassi omega-tre, proteine, calcio, ferro, fosforo e selenio.
Se si utilizzano quelle sotto sale è bene sciacquarle abbondantemente sotto acqua corrente in modo da ridurre al massimo la quantità di sodio (non adatto a chi soffre di ipertensione).
Se invece si acquistano quelle conservate sott'olio, è importante scegliere quelle in olio extravergine di oliva sicuramente più controllato rispetto agli altri oli.
L'ideale è sempre consumare quelle fresche, naturalmente optando per cotture salutari come al forno o al cartoccio, evitando la frittura.
Per l'occasione ho pensato di preparare un antipasto tipico del Piemonte, semplice da preparare e molto saporito. Se ne mangia veramente poco e questo aiuta a rendere light questo piatto che forse proprio light non è, visto l'olio presente.
Il bello di questa ricetta è che può essere preparata in anticipo e conservata in frigo anche per una settimana, l'importante è che le acciughe siano coperte di olio e ben chiuse dalla pellicola.

Ingredienti per 4 persone
12  acciughe sotto sale
1 mazzetto di prezzemolo
1/2 spicchio d’aglio
1 panino (mollica)
3 cucchiai di olio evo
sale
1 bicchiere d’aceto di vino bianco


barattolo con acciughe sotto sale


Preparazione delle acciughe: togliere le acciughe dal sale, eliminare l'eccesso di sale con il dorso di un coltello, passare sotto l'acqua corrente. Dividere le acciughe in filetti, eliminando ogni residuo di lisca. Posizionarle in un contenitore con acqua e aceto al 50%.
Dopo circa 15 minuti ripassarle sotto acqua corrente e asciugarle carta assorbente.



Preparazione della salsa: spellare l'aglio e dosarlo, mondare il prezzemolo e fare un trito finissimo con la mezza luna.
Acciughe con sale, dissalate e lische
Ammollare il pane in acqua e aceto per 5-10 minuti.
Raccogliere in una ciotolina il trito con il pane ben strizzato, ricoprire con l'olio, aggiustare di sale.
Mescolare molto bene il tutto in modo da ottenere un impasto cremoso.

Disporre le acciughe in un piatto di portata e ricoprire con la salsa verde.
Mantenere in frigo almeno 1 giorno coperte da pellicola prima di essere consumate in modo che i sapori si amalgamino.



Ecco altre proposte interessanti con le acciughe

Tortini di acciughe e verdure di Carla Emilia del blog Un'arbanella di basilico

Focacce croccanti col Bimby con acciughe di Cinzia del blog Cinzia ai fornelli

Insalata piccante di avena, fiori di zucca, acciughe e timo  di Consu del blog I biscotti della zia

Tortino di acciughe al forno con pinoli  di Daniela del blog Mani in pasta qb

 Involtini di alici e fiori di zucca di  Maria Grazia del blog Un tavolo per quattro

Acciughe alla marinara di Milena del blog Dolci e pasticci

martedì 2 maggio 2017

Risotto ai vartis


Questo mese l'Italia nel piatto ha come tema Le verdure e le piante spontanee di primavera.
La primavera è iniziata già da più di un mese, il tempo è sempre più variabile, siamo passati da temperature calde quasi estive, a temperature invernali come in questi giorni, ieri qua in Emilia siamo rimasti a 12 gradi per quasi tutto il giorno.Nonostante ciò dal fruttivendolo troviamo di tutto, grazie alle serre, piselli, fave, asparagi, ma le erbe spontanee sono la vera ricchezza della nostra terra.
Ce ne sono a decine, ma ormai solo gli anziani le riconoscono, io per prima, a parte borragine, luppolo selvatico e tarassaco, le altre non le so ricercare, ho chiesto a diverse signore del mio paese di accompagnarmi, vedremo se riuscirò ad imparare!
Questa volta ho preparato un risotto, con i vartis (che sono i germogli di luppolo selvatico.
Naturalmente vanno usate solo le punte, e sbollentate per qualche minuto prima di usarle. Sono ottime con il riso, con le uova, ma anche in minestre più o meno asciutte.
Vi lascio la mia ricetta e pure le foto dei vartis, so che in altre regioni vengono chiamati bruscandoli e da voi, come li chiamate?




Ingredienti per 4 persone

320g di riso carnaroli
1 litro di brodo vegetale
1 scalogno
un mazzetto di varis (luppolo selvatico)
2 cucchiai di olio evo
100ml di vino bianco secco
20g di burro
Parmigiano reggiano





Mondare i vartis, scottarli in acqua bollente per 5 minuti, scolarli e raffreddarli velocemente con acqua fredda.
Tagliare a pezzetti. eliminando la parte di gambo che risulta più dura da tagliare.
Soffriggere con 3 cucchiai di olio lo scalogno tritato, inserire i vartis, rosolare qualche minuto, tostare il riso, sfumare con il vino bianco a fuoco alto.
Iniziare la cottura mescolando di tanto in tanto aggiungendo man mano  il brodo ben caldo.
Cuocere per circa 15-17 minuti.
Togliere dal fuoco e mantecare con il burro e Parmigiano reggiano grattugiato (a piacere).
Servire decorando con punte di vartis e scaglie di Parmigiano.

Ecco altre proposte:

Friuli-Venezia Giulia:Cjarsons con ricotta e sclopit 

Lombardia: Risotto con Taleggio e Asparagi 

Veneto: Uova e asparagi alla bassanese

Emilia Romagna: Risotto e vartis

Liguria: Carciofi fritti in pastella croccante

Toscana: Piselli alla fiorentina

Marche: La ngrecciata

Lazio: Piselli con il guanciale

Umbria: Frittata con asparagi selvatici

Abruzzo:  Mezze maniche con pesto alla rucola

Puglia: Orecchiette con cicorielle 

Calabria: ‘Cicoria alla calabrese con mollica di pane 

Sicilia: Pasta con le sarde

Sardegna:  S’erbuzu

giovedì 27 aprile 2017

Lumache in umido


Per il Calendario del Cibo Italiano oggi è la Giornata Nazionale delle Lumache.

Le lumache sono senza alcun dubbio tra i protagonisti più positivi, più riflessivi e più prudenti delle fiabe per i bambini, e con la loro lentezza proverbiale fanno davvero simpatia. Sarà dunque per questo motivo, o forse per quella bavetta non esattamente invitante che lasciano dietro di sé quando si spostano, che in molti faticano ad apprezzarle a tavola.
Non è così, però, qui nel piacentino, dove le lumache sono grandi protagoniste dei piatti della tradizione. Soprattutto nella stagione invernale, e in particolar modo nel menu della Vigilia di Natale.

Vi è una ricetta le lumache alla Bobbiese, una specie di umido ma con tante verdure, che è proprio tipica della città di Bobbio.
Bobbio è una ridente cittadina della Val Trebbia, che ha mantenuto intatte le caratteristiche del borgo medievale ed è famosa per il suo Ponte Gobbo, andate a visitarla e se volete qualche informazione aggiuntiva vi rimando qui.
In questo piccolo comune viene organizzato a fine novembre-inizi dicembre il mercato di Natale, all'interno del quale avviene la sagra della lumaca, dove si può acquistare le lumache opercolate (pronte da cucinare) od assaggiare piatti che presentano questo prodotto come ingrediente principale.

Le lumache, dopo l'acquisto, vanno poi scottate per circa 20 minuti in acqua bollente, tolte dal guscio con una forchetta piccola, per poi tagliare l'intestino (la parte nera a torciglione) e pulire il piede dalla bava.
Per fare ciò, si deve lasciare in ammollo con aceto e sale grosso e un poco di acqua, vengono poi strofinate bene una ad una  per 4-5 volte fino a quando non saranno più viscide.
Come potete capire la procedura è piuttosto laboriosa e personalmente l'ho fatto solo un paio di volte.

Per preparare il piatto di oggi, che oltre tutto non è stagione di raccolta, ho usato il prodotto già pulito, scottato e congelato.
Ho seguito le istruzioni della scatola che diceva di cuocerle in acqua per un'oretta e poi cucinarle...e così ho fatto!
Ero veramente deliziose e per  merito la cottura prolungata, erano veramente morbide e gustose..un piatto da provare!



Ingredienti per 4 persone
300g di lumache surgelate
2 carote
1 cipolla
2 coste di sedano
4 cucchiai di olio
1 bicchiere di vino bianco secco
25g di burro
2 cucchiai di salsa di pomodoro
2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
sale
un pizzico di peperoncino (a piacere)
e.....tanto tanto tempo!!!!

Scottare le lumache in acqua bollente per circa 1 ora.
Nel frattempo, in una pentola di coccio, preparare un soffritto con olio e tutte le verdure tritate, unire le lumache, rosolare per una decina di minuti, sfumare con il vino bianco a fuoco alto.

Aggiungere la salsa di pomodoro, il concentrato e il burro, coprire con acqua e cuocere con coperchio per un paio di ore.

Il giorno successivo, rabboccare con acqua e aggiustare di sale, cuocere ancora un paio di ore e così il giorno dopo, le verdure essendo tagliate piccole si discioglieranno creando un intingolo corposo e molto saporito.

Avete capito bene la cottura avviene in tre giorni, ogni volta circa 2 ore, facendo attenzione che ci sia sempre abbastanza liquido, altrimenti aggiungete acqua.

Servire l'umido ben caldo con dell'ottimo pane casereccio o una polenta morbida.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiana

La panissa vercellese per Il Club del 27



Oggi è il 27 e noi del Club non possiamo mancare l'appuntamento!!!!!
Ma che cosa è il club del 27?
E' un gruppo di appassionati di cucina, che prova e/o rielabora piatti presenti in un elenco definito e  li pubblica il 27 di ogni mese,  tira le somme, apprezzando o criticando, e discute di una ricetta valutandone i pregi e i difetti (sempre che ci siano!).
L'elenco a cui abbiamo attinto per questa giornata ha come denominatore comune il riso, in quanto risulta essere l'ingrediente principale della sfida dell'MTC di questo mese (il sartù).

Ho scelto una ricetta della tradizione, perchè penso sia la base di partenza per imparare a cucinare, a conoscere il territorio e pure gli ingredienti.
Infatti la mia scelta è caduta sulla Panissa Vercellese, un risotto corposo, dove gli ingredienti del territorio sono il vero segreto per la buona riuscita.
Ho cercato così il salame tipico (salam dla doja), un salamino morbido mantenuto nello strutto all'interno di un recipiente particolare (la duja). Sono riuscita a recuperarlo, grazie ad un collega di mio marito che abita in quei luoghi e si è preso la briga di andarmelo ad acquistare.





Ho utilizzato poi i fagioli Stregoni, visivamente simili ai borlotti di colore chiaro con striature bordeaux e marroncino. Sono originari del Piemonte, una regione in cui terreni sono particolarmente indicati per la loro coltivazione, e si caratterizzano per essere una varietà antica, dal sapore gustoso e deciso.

E poi il vino, che dovrà essere un barbera, corposo, fermo e giustamente acido, caratteristica tipica del vitigno in questione


Ringrazio tanto Giulia che mi ha fatto conoscere questa ricetta, una vera chicca della cucina piemontese.

Panissa vercellese
Ingredienti per 4 persone

Per il brodo
120 grammi di fagioli di Stregoni secchi
1 foglia di alloro
1 cipolla,
1 carota
1 costa di sedano
1 chiodo di garofano
una costina di maiale
Per la panissa
1 scalogno
1 salam della duja (oppure salame morbido)
2 cucchiai di salsa di pomodoro
400 grammi di riso Carnaroli
200ml di vino rosso Barbera
20g di burro
Sale e pepe

Ammollare i fagioli secchi per 8-10 ore.
Cuocere i fagioli in acqua con una foglia di alloro per 1-1,30 ora , devono essere cotti ma non disfatti, non salare altrimenti tenderanno a sfaldarsi, aggiustare di sale solo alla fine.
Preparare il brodo, facendo bollire una costina di maiale, con cipolla, carota(con 1 chiodo di garofano infilzato) e sedano (una costa ).
Scaldare olio, tritare lo scalogno, soffriggerlo, unire il salam d’la duja (o salame morbido) tritato, fino a doratura. Aggiungere quindi due cucchiai di salsa di pomodoro.
Unire il riso, tostarlo per qualche minuto, sfumare con 100ml di vino rosso, aggiungere a mestoli il brodo di maiale, cuocendo come un risotto.
Dopo 5 minuti unire i fagioli cotti (se sono ancora integri, altrimenti se tendono a disfarsi inserirli solo all'ultimo) e continuare a mescolare ed aggiungere brodo.
A fine cottura, mantecare con il resto del barbera e una noce di burro.
Assaggiare e aggiustare di sale, se ce ne fosse bisogno.
Mangiare  caldo con un ottimo vino rosso, possibilmente Barbera.



Con questo favoloso risotto fumante partecipo al Club del 27 esibendo la Tessera n. 31!